radon rn86Il rischio RADON nelle abitazioni

Il radon è un agente cancerogeno che causa un aumento del rischio di contrarre il tumore polmonare. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato fin dal 1988 il radon nel Gruppo 1, nel quale sono elencate le sostanze dichiarate cancerogene per l’uomo. Gli edifici a rischio Radon maggiormente esposti sono quelli costruiti su suoli di origine vulcanica o fortemente permeabili e che impiegano materiali da costruzione quali tufo, pozzolane, graniti, partecipando così alle cause dell’inquinamento indoor.

Il Radon viene generato in modo particolare nelle rocce di origine vulcanica come le lave, le pozzolane, i tufi, il granito ed il porfido.

L’inquinamento da Radon si verifica soprattutto in alcune zone del Lazio e della Campania a causa dell’utilizzo di materiali da costruzione di origine vulcanica (per lo più tufo): dai muri viene liberato del Radon che va ad incrementare la già elevata contaminazione all’interno degli edifici.

Sono particolarmente esposte anche la Lombardia, il Friuli, il Piemonte, ma non va trascurato che fabbricati in cui sono stati utilizzati materiali da costruzione estratti nelle zone radioattive possono anch’essi essere contaminati.

Va detto che, non è il radon di per sé ad essere nocivo, in quanto gas inerte, ma i prodotti del suo decadimento, che sono metalli quali piombo, bismuto e polonio. Alcune particelle di questi elementi infatti sono particolarmente pericolose in quanto possiedono un’elevata energia che può danneggiare le cellule, rompendo in più punti la molecola di DNA.

Le persone più a rischio sono i lavoratori che svolgono attività in luoghi seminterrati e sotterranei, i bambini e gli alunni che frequentano asili e scuole, con mense e palestre situate nei locali interrati o seminterrati. Nelle abitazioni i locali maggiormente esposti sono le cucine, taverne, sale hobby, con un una maggiore incidenza di danno nei confronti delle casalinghe, i bambini, gli anziani che sostano maggiormente negli ambienti chiusi.   L’Istituto Superiore di Sanità ha stimato che in Italia il numero di casi di tumore polmonare attribuibili all’esposizione al Radon è compreso tra 1.000 e 5.500 ogni anno (su un totale annuale di circa 31.000 tumori polmonari), la maggior parte dei quali tra i fumatori, a causa dell’effetto sinergico tra Radon e fumo.

Di seguito si forniscono alcuni consigli riguardo i possibili interventi per limitare la concentrazione di radon, da applicarsi singolarmente o in combinazione per assicurarsi un miglior risultato. Chiaramente è importante rivolgersi ad un tecnico specializzato, che provvederà a collocare dei dosimetri nei locali.

 

AZIONI DI RIMEDIO E PROTEZIONE DAL RADON

Aumentare il ricambio d’aria con sistemi di ventilazione meccanica controllata a recupero di calore è un intervento immediato ed efficace per ridurre la concentrazione di radon. L’impiego di sistemi attivi permette di controllare i volumi di aria scambiati con l’esterno ed evitare così, nelle stagioni più fredde, un eccessivo dispendio termico.

Sigillare le vie d’ingresso per contrastare la penetrazione del radon nell’edificio,

Ventilazione naturale o depressurizzazione dell’eventuale intercapedine o vespaio.

Pressurizzazione dell’abitazione.

 

Si ricorda che, il 17 gennaio 2014 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea la nuova Direttiva europea sulla protezione dalle radiazioni ionizzanti . Con tale Direttiva, sono stati fissati i limiti di concentrazione di attività per la commercializzazione di materiali da costruzione e sollecitati ai Paesi comunitari piani di azione per le concentrazioni di gas radon nelle abitazioni.

E’ diventato così obbligatorio, per tutti gli Stati dell’Unione Europea, dotarsi di un piano nazionale “radon”. 

 

 

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